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sabato, novembre 22, 2008

Assemblea Nazionale 30-11 parte II

LA PIATTAFORMA DEL MOVIMENTO INSEGNANTI PRECARI-ROMA.

Il movimento insegnanti precari rifiuta ogni tentativo di ridimensionamento della gestione statale dell’istruzione pubblica, che snatura la scuola statale nella sua funzione costituzionale del superamento delle differenze di sesso, religione, lingua, condizioni psico-fisiche e sociali.

Il sistema pubblico è il solo ad essere aperto a tutti, caratterizzato dalla libertà di insegnamento e dal pluralismo; esso è il solo modello che, se ben finanziato, può rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che impediscono l'eguaglianza dei cittadini. Questa funzione di emancipazione della scuola è stata notevolmente ridimensionata dalle politiche di tagli alle risorse destinate all’istruzione pubblica negli ultimi anni, in particolare con l’ultima manovra finanziaria della legge 133 (articolo 64). La piena attuazione dell’uguaglianza sostanziale richiede che sia assicurato a tutti i cittadini il raggiungimento degli obiettivi dello sviluppo personale e della partecipazione sociale, e ha come passaggio obbligato e ineliminabile la tutela di quanti abbiano minori possibilità culturali ed economiche.

La funzione principale che la scuola è chiamata a svolgere dalla Costituzione non è semplicemente quella di valorizzare gli alunni più meritevoli, ma di rendere possibile a tutti, compresi gli alunni più svantaggiati, la partecipazione attiva alla vita della scuola e successivamente della società. Invece, operazioni quali la reintroduzione del maestro unico, figura superata da decenni, cancellano anni di sperimentazione didattica e pedagogica basati sulla condivisione di responsabilità tra docenti e sugli approfondimenti disciplinari a favore del potenziamento, del recupero e dell’integrazione degli alunni.

“La promozione di una piena concorrenza tra istituzioni scolastiche” (PDL Aprea) che vede in competizione scuole pubbliche tra loro e scuole pubbliche con scuole private è alla base di un processo di destrutturazione del sistema dell’istruzione statale, che si sta evidenziando in maniera crescente. Il ridimensionamento del corpo docenti, l’aumento degli alunni per classe, la riduzione dell’orario d’insegnamento, l’accorpamento delle classi di concorso, la proposta di nuove forme di reclutamento (chiamate dirette dei dirigenti scolastici) e il ritorno del maestro unico, vanno di pari passo con una politica di attribuzione delle risorse modulate in funzione della capacità di ogni scuola di attrarre il maggior numero di studenti. La funzione emancipatrice della scuola viene condizionata da una logica prevalentemente mercantile dove il preside da primus inter pares, sottoposto alla volontà collettiva degli organi collegiali, diviene come dirigente scolastico un amministratore completamente assorbito dalla spasmodica ricerca di finanziamenti esterni tendenzialmente ridotti nel numero e nell’entità. La proposta d’introduzione delle fondazioni di diritto privato all’interno del consiglio d’amministrazione delle scuole e la conseguente riduzione della rappresentanza dei docenti non è altro che una conseguenza della riduzione dei fondi pubblici e della loro diseguale distribuzione. La paventata competizione tra scuola pubblica e privata si riduce, nei fatti, in una “privatizzazione” della scuola pubblica e dei rapporti di lavoro che in essa si esplicano.

Come insegnanti precari siamo direttamente sottoposti alla mannaia dei tagli. Qualora mantenessimo saltuariamente il nostro posto di lavoro ci troveremmo ad operare in una scuola nella quale i nostri diritti verrebbero ancor più calpestati: l’assunzione diretta da parte dei dirigenti scolastici alimenta quelle tendenze all’arbitrio ed alla mancanza di regole nell’assunzione che già oggi, in alcuni casi appaiono latenti. Quale libertà d’insegnamento ci potrà essere in una scuola nella quale un dirigente scolastico, rafforzato nel suo potere rispetto ad organi collegiali ridimensionati, viene pesantemente condizionato dalle direttive indicate dalle fondazioni private?

La combinazione di autoritarismo all’interno e di mercantilismo e subalternità verso le fondazioni all’esterno sviliscono la qualità della didattica, la scuola come fattore di partecipazione collettiva e di elaborazione di un sapere critico e, quindi, di uno sviluppo sociale ed intersoggettivo della persona.

La modificazione dello stato giuridico del docente, accompagnato dalla riduzione del livello della contrattazione nazionale rispetto a quella regionale e d’istituto elimineranno, di fatto, una reale rappresentanza delle RSU nelle scuole. A ciò si accompagna una stratificazione gerarchica delle varie figure di docente (iniziale, ordinario, esperto) la quale fa presagire una futura condizione di cannibalismo e di progressiva erosione di diritti e la ricattabilità continua nei confronti dell’intero corpo docente. La nostra condizione di precarietà verrà, di fatto, estesa all’insieme dei lavoratori della scuola, eliminando la condizione di pariteticità e cooperazione tra insegnanti, che è la migliore garanzia di qualità ed efficienza nel sistema dell’istruzione.

Dietro le roboanti proclamazioni di meritocrazia e lotta ai fannulloni si nasconde un modello di società fondato sulla miope esaltazione dell’individuo decontestualizzato che si traduce, nei fatti, nella svalutazione delle qualità personali e nella conseguente valorizzazione del servilismo, della continua ricerca dell’ambizione individuale e del clientelismo. L’attacco che riceviamo immediatamente come insegnanti precari si connette, quindi, organicamente con l’attacco che stanno subendo gli insegnanti di ruolo, il personale ATA, gli studenti medi ed universitari e, più in generale, l’intero comparto dell’istruzione e del complessivo mondo del lavoro. L’alleanza tra noi è posta nei fatti.

La lotta in difesa della scuola pubblica e della qualità dell’insegnamento, la capacità di emancipazione sociale che la contraddistingue sono direttamente collegate con la difesa dei diritti dei lavoratori che in essa operano, con l’estensione del principio di collegialità tra le sue componenti contro ogni logica di autoritarismo. Contrastiamo radicalmente la logica che scaturisce dall’articolo 64 della legge 133, dalla legge 169 e dal PDL Aprea e, soprattutto in virtù della nostra condizione di precari, rifiutiamo l’impianto complessivo della riforma della scuola e dell’Università.

La possibilità di ottenere dei risultati passa attraverso la nostra autorganizzazione, la costruzione di un movimento unitario di insegnanti precari all’interno del più ampio movimento in difesa dell’istruzione pubblica.

Le nostre richieste più immediate, che sottoponiamo alla discussione di tutte le componenti del precariato della scuola e dell’università, sono le seguenti:

  • Abrogazione dell’ articolo 64 della legge 133 e della legge 169

  • Ritiro della Proposta di legge “Aprea”

  • Aumento dei fondi destinati all’istruzione statale

  • Ripristino della pluralità docente e attuazione integrale del tempo pieno e modulare garantito nello stesso modo in tutte le regioni e finanziato dalla fiscalità generale

  • Difesa dell’organico esistente docente e personale ATA

  • Stabilizzazione dei 142.000 posti assegnati a livello nazionale dai vari CSA provinciali attraverso la trasformazione dell’organico di fatto in ruolo

  • Stabilizzazione dell’organico di fatto del personale

  • Sblocco del turn over sostituendo tutti gli insegnanti in pensionamento

  • Abrogazione della modifica del Titolo V della Costituzione che trasferendo le competenze dallo Stato alle regioni, province e comuni nega il principio costituzionale secondo il quale la scuola privata e confessionale è garantita senza oneri per lo Stato (nel rispetto dell’articolo 33 della costituzione).

  • Applicazione nelle scuole private e paritarie delle condizioni contrattuali e delle modalità di reclutamento vigenti per i lavoratori delle scuole statali.

  • Rafforzamento del potere degli organi collegiali all’interno della scuola e della loro funzione decisionale.

  • Assegnazione di tutte le cattedre intere e frazionate tramite graduatorie ad esaurimento.

  • No al ridimensionamento dei Centri Territoriali Permanenti, che comporta una riduzione delle cattedre con la conseguente congestione delle graduatorie.

movimento insegnanti precari-Roma

Assemlea Nazionale 30-11 parte II

Volantino, parte integrante della piattaforma.

PERCHE’ UN MOVIMENTO INSEGNANTI PRECARI?

Il movimento insegnanti precari è formato da insegnanti delle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado. Esso nasce dall’esigenza degli insegnanti precari di lottare in prima persona per i propri diritti, liberi da ingerenze di qualsiasi tipo.

Il nostro scopo è quello di organizzare un movimento ampio ed unitario del precariato della scuola, che si inserisca all'interno della generale mobilitazione della scuola e dell'università, contro i provvedimenti del Governo attuale.

Riteniamo che questa necessità sia oggi più urgente che in passato. Se i tagli alla scuola statale operati dal Governo compromettono pesantemente la qualità della didattica e le condizioni di lavoro di tutti i docenti, il peso maggiore delle riduzioni di spesa ricadrà direttamente sulla nostra pelle: una parte consistente degli insegnanti precari verrà estromessa dall’insegnamento; un’altra parte dovrà elemosinare a vita uno stipendio sempre più scarnificato dalle scuole private, uno stipendio che, già oggi, è ai limiti della sussistenza; un’altra parte ancora vedrà l’assunzione in ruolo come una prospettiva lontanissima.

La lotta contro la precarietà assume un significato singolare all’interno delle rivendicazioni generali sulla scuola pubblica. Come insegnanti precari siamo consapevoli che una scuola che ridefinisce lo stato giuridico degli insegnanti in funzione del nuovo paradigma della flessibilità (vedi proposta di legge Aprea n. 953) è una scuola che fa uso massiccio di precari. La flessibilità associata alle privatizzazioni e allo smantellamento della scuola statale trasforma gli insegnanti in liberi professionisti, che dovranno svendersi alle scuole trasformate in fondazioni, rendendo il precariato una regola.

Insomma, per noi lottare contro la precarietà nella scuola statale vuol dire lottare per una scuola pubblica che possa davvero realizzare il principio costituzionale del superamento di qualsiasi differenza. Lottare contro la precarietà nella scuola vuol dire rifiutare qualsiasi taglio all’istruzione statale, pretendere la trasformazione dell'organico di fatto in ruolo e lo sblocco del turn over, restituendo ai precari il posto lasciato libero dagli insegnanti in pensionamento. Lottare affinché anche gli studenti non debbano subire annualmente il peso degli avvicendamenti in organico. Non vogliamo più sentirci in esubero. Il lavoro che quotidianamente svolgiamo nelle scuole, in condizioni sempre più difficili, è fondamentale alla formazione degli studenti, e solamente la logica dei tagli, che imperversa da anni nelle politiche sull'istruzione, ci impedisce di lavorare tutti nelle migliori condizioni.

Se vogliamo rafforzare davvero la lotta degli insegnanti precari all'interno della mobilitazione generale della scuola e dell'università,

dobbiamo necessariamente coordinarci ed assumerci la responsabilità delle azioni rivendicative da intraprendere insieme.

Non possiamo aspettarci da altri la difesa dei nostri diritti, se non agiamo in prima persona per difenderli. Per questo, richiamiamo tutti i precari organizzati e non, a lavorare per costruire con noi un'assemblea nazionale dei precari per il 30 Novembre in vista delle future mobilitazioni.

movimento insegnanti precari

movimentoinsegnantiprecari@gmail.com

domenica, novembre 02, 2008

Incontro a Roma

Tutti a Roma per il 4; riporto parte dell'invito:
Invito tutti i precari della scuola ad essere presenti martedi 4 novembre alle 18,30 per ragionare sulle successive tappe della mobilitazione deiprecari della scuola e per riflettere su come sviluppare il maggiorgrado d'organizzazione e coordinamento per le lotte successive che ci aspettano, sia a livello locale che a livello nazionale.

venerdì, settembre 19, 2008

Resoconto SSISma giornata 16/09

Martedì 16 settembre, dopo la pausa estiva, il SSISMA si è di nuovo riunito per prendere parte all’assemblea romana, promossa dai precari della scuola, presso l’ITC “Galileo Galilei”. Essa aveva lo scopo di preparare la mobilitazione generale che ormai è resa necessaria dai pesanti interventi, che il Ministro Gelmini ha già operato e che in futuro intenderà attuare, sulla pubblica istruzione.

L’affluenza è stata molto più corposa delle aspettative, tanto che, ad un certo punto, il personale del “Galilei” ha impedito l’accesso alla scuola poiché l’aula destinata alla manifestazione poteva contenere solo una cinquantina di persone, mentre i partecipanti erano tanti di più. Subito è stato messo a disposizione uno spazio molto più capiente e la riunione è potuta proseguire regolarmente.

Oltre alla presenza di numerose associazioni, di alcuni sindacati e di vari esponenti di tutte le scuole di ogni ordine e grado figurava anche una rappresentanza di studenti universitari e di scuola secondaria superiore, i quali hanno preso la parola per portare il loro sostegno alle istanze degli insegnanti.

Motivo ricorrente, in tutti gli interventi che si sono succeduti, è stato l’esigenza di superare i particolarismi, insiti nelle variegate realtà che compongono la scuola, per operare una efficace azione comune.

Il risultato della giornata è stato l’appuntamento fissato per domenica 28 settembre, quando verrà indetta, sempre a Roma, un’assemblea a carattere nazionale, e a cui seguirà, per i primi di ottobre, una grande manifestazione di protesta.

lunedì, luglio 21, 2008

23/07

Con un comunicato diramato nella giornata festiva, la senatrice del PD Mariangela Bastico smentisce categoricamente che sul ddl Aprea vi sia un accordo fra maggioranza e opposizione, come invece ipotizzato da un quotidiano nazionale. L'ex vice-ministro annuncia anche la propria presenza al sit-in dei precari del 23 luglio. fonte

più generico: fonte
COMUNICATO STAMPA
SIT-IN del 23 luglio 2008

Dopo aver organizzato, lo scorso 11 luglio, l’incontro nazionale delle associazioni dei precari, i C.I.P., Comitati Insegnanti Precari, e la Rete docenti precari 11 luglio promuovono un sit-in che si terrà a Roma, in piazza Montecitorio, mercoledì 23 luglio, dalle ore 11 alle 17. Gli insegnanti precari dicono no sia al piano dei tagli, previsto dal D.L. 112, sia al futuro sistema di reclutamento dei docenti, introdotto dal ddl 953 (Aprea).
Questi provvedimenti stravolgeranno i diritti acquisiti da centinaia di migliaia di insegnanti precari, minando alla base il sistema dell’istruzione pubblica, edificato sulla libertà dell’insegnamento. All’iniziativa hanno confermato la loro adesione tutte le associazioni di categoria già presenti all’incontro dell’11 ed autrici del blog Rete docenti precari 11 luglio. Hanno, inoltre, preannunciato la loro partecipazione il CIDI, i COBAS,la Gilda degli Insegnanti, la Cub Scuola, , Rifondazione Comunista, Partito dei Comunisti Italiani, Sinistra Democratica e la senatrice del PD Mariangela Bastico.

SIT-IN DI PROTESTA DEGLI INSEGNANTI PRECARI
-MERCOLEDÌ 23 LUGLIO 2008 IN PIAZZA MONTECITORIO -
I docenti precari manifestano contro i tagli di risorse, tempo scuola, personale, classi, docenti di sostegno, aule e per chiedere garanzie sulla qualità dell’offerta formativa della Scuola Pubblica Statale.
è I docenti precari lottano per:
- la difesa della Scuola Pubblica Statale, per una scuola di tutti e per tutti
- le immissioni in ruolo dei docenti su tutti i posti disponibili;
- il mantenimento delle graduatorie ad esaurimento e il loro completo svuotamento, da compiersi mediante l’assunzione di tutti i docenti precari: solo così si cancellerà dalla scuola italiana la precarietà lavorativa e, di conseguenza, quella didattica che da sempre penalizza le aree geografiche e sociali più svantaggiate del Paese;
- il riconoscimento ai docenti precari degli stessi diritti economici e di carriera dei docenti di ruolo e dei docenti di religione cattolica.
è I docenti precari dicono:
- no al D.L 112 in discussione in Parlamento;
- no ai massicci tagli agli organici previsti dal governo (tagli di circa 100mila docenti), per una manovra di circa 8 miliardi di euro, corrispondenti a ben un terzo dell'intera manovra economica dello Stato: l’effetto di questi tagli ricade nell'immediato sul personale precario, ma ha devastanti effetti sulla scuola nel suo complesso;
- no alla chiamata diretta dei docenti da parte dei Dirigenti Scolastici, che non garantisce il merito, ma favorisce clientelismo e nepotismo, ostacolando, di fatto, la libertà di insegnamento;
- no al ddl Aprea n. 953 e a qualsiasi disegno di legge o normativa che leda i diritti acquisiti da centinaia di migliaia di docenti precari, minando alla base il sistema dell'istruzione pubblica, basato sulla libertà di insegnamento;
- no all'aumento degli alunni per classe: qualità e meritocrazia non si ottengono ‘stipando’ tanti alunni per classe quanti ne bastano per tagliare le cattedre;
- no ai tagli sul sostegno, che compromettono l'integrazione scolastica dei diversamente abili;
- no ai finanziamenti alle scuole private;
- no ad ogni tentativo di privatizzazione della scuola pubblica statale e alla trasformazione delle scuole in fondazioni a capitale privato.

giovedì, luglio 17, 2008

Una splendida giornata...

Allora.. scrivo il IV post di oggi, dopodichè vado a chiedermi lontano da un PC perchè non riesco ad avere un giorno libero....
Ci sono dei moduli di dlega da compilare e consegnare all'USP di dovere per accettare eventuali supplenze anche in caso di impossibilità ad andare fisicamente sul posto. Che per me è Firenze, ergo penso proprio che prendo e faxo al volo ;)
Qui il link di quello di L'Aquila, il resto cercatevelo un po' da soli, ok?

...E ricordatevi di partecipare con i vostri commenti al post qui sotto, ok? E' davvero importante, questa volta....

Wind of Changes?

Allora: tirano venti di protesta: riporto qui di seguito quanto pubblicato sul sito nazionael del Comitato Insegnati Precari...

I precari della scuola hanno programmato un sit-in in piazza Montecitorio per mercoledì 23 luglio: al centro della protesta vi saranno i tagli dei posti, di aule, personale, classi, tempo scuola, docenti di sostegno e risorse complessive. La decisione è giunta a distanza di pochi giorni dall'incontro a Roma dei delegati di tutte le associazioni che tutelano il personale non di ruolo.

In quell'occasione tutte le organizzazioni dei precari erano convenute sulla necessità di scendere il prima possibile in piazza per contrastare con forza, prima dell'approvazione delle restrizioni contenute nel dl n. 112, la politica dei tagli agli organici e tutelare i diritti di docenti vincitori di concorso in servizio da anni ma ancora precari.
Il sit-in si svolgerà a ridosso dell'obelisco in piazza Montecitorio dalle 11,00 alle 17,00: gli organizzatori speravano in una manifestazione di più lunga durata, ma la questura romana ha concesso solo sei ore. I docenti hanno però già fatto sapere che basteranno per mandare un chiaro messaggio di dissenso per la politica intrapresa dal governo nei confronti della scuola nelle ultime settimane. fonte

Noi che facciamo? Aderiamo? Non aderiamo? Quali sono le nostre posizioni, quelle di singoli futuri docenti o ci presentiamo come un unico gruppo? Ed in caso con quale piattaforma?
Utilizziamo i commenti di questo post per dialogare e per far partire un confronto costruttivo su questo argomento, che a mio modo di vedere ha una importanza fondamentale.

PS: Sotto il post sulle graduatorie troverete il resoconto fatto da Federica della riunione di Roma del CIP. Leggete anche quello, in caso. E se serve, sempre sulla destra, troverete un sacco di links utili per aprofondire. Se poi vi va di impararvi ad utilizzare del.icio.us mi semplifichereste di molto il lavoro...

martedì, agosto 07, 2007

Dato che ho cominciato a collaborare con un giornale, la "cronaca d'abruzzo" mi son messa a seguire un po' più da vicino le varie vicende SSIS che rallegrano questa strana estate. Di seguito, gli articoli che ho scritto al riguardo.
Beh, non solo sta partendo un nuovo ciclo, ma hanno anche deciso di inaugurarlo in maniera un po'... alternativa. Adesso aspettiamo di vedere cosa succederà il 9 alla riunione del CoReFI che dovrà decidere come e cosa ritoccare nel bando di ammissione.

Innanzitutto non capisco perchè temano di avere un numero di iscritti inferiore a quello previsto, quando ogni anno ci sono state lotte accanite per la conquista del posto. Poi non mi è chiaro perchè i soli UDU e DiOrio si siano schierati contro, e perchè di conseguenza le loro lamentele siano state accolte. E le altre università? Non se ne sono accorte neanche complice la calura estiva o per quale motivo hanno lasciato correre?

A questo punto ritengo che sia ora di riflettere attentamente anche noi sul da farsi. Oramai siamo veterani del II anno, ed avremo le nostre brave matricole che a quanto pare cominciano la loro carriera da ssissini in maniera ancora peggiore della nostra. Abbiamo un sacco di cose da chiedere e migliorare. Ci cominciamo a pensdare da adesso o ci faremo cogleire impreparati mentre ci toccherà tirocinizzare qua e la?

giovedì, marzo 15, 2007

mercoledì, febbraio 07, 2007

Di seguito l'interessante lettera che mi ha mandato Pino. Chi desidera partecipare alla discussione può o commentare qui o mandarmi via mail e provvedo a pubblicare io..
E' un po' lunga, continua sul sito...
Ciao Nayma,
sono pino. La tua riflessione, molto precisa e interessante, parte dalla discussione di giovedi (terza lezione del laboratorio di filosofia moderna). Voglio qui cogliere l'occasione per spiegare bene le motivazioni del mio intervento, che (forse) ha innescato il tutto. Si parla continuamente di quanto profondamente male sia organizzata la SSIS. Questo fatto salta talmente agli occhi che costringe tutti coloro che fanno parte dell'organizzazione SSIS (dai ssissini fino a coloro che hanno responsabilità organizzative e amministrative) ad ammetterlo. Fare un intervento dicendo che la SSIS è organizzata male significa dunque dire niente. Allora bisogna vedere quali sono le effettive negatività che agli studenti ssis, nella loro generalità, derivano dalla cattiva organizzazione. Definire queste negatività è meno semplice di quanto si è immediatame pensati a credere. In altre parole vi è un patto tacito tra le strutture della ssis e noi studenti, per cui da una cattiva organizzazione SSIS sembra derivarne una maggiore facilità per gli studenti nelle prove di esame. Ciò significa che, voler trasformare la ssis significa voler affrontare tutto più seriamente, orari, esami e tutti i lavori che, quotidianamente, i professori ci consegnano. Quanti sono gli studenti disposti a far saltare questo patto tacito? secondo me pochi, pochissimi.
Continua

sabato, febbraio 03, 2007

Dei diritti e delle pene

Interessanti discussioni vengono fuori durante le varie lezioni, discussioni dalle quali si evincono le varie aspettative e prospettive che la SSIS ha instillato nelle nostre povere menti di precari in cerca di sistemazione. Quello che salta immediatamente all'occhio è una netta divisione tra gli iscritti al primo ed al secondo anno. Ma è davvero così?

Continua sul sito

E' arrivato il momento di fare una seria riflessione su cosa fare. Vi prego di leggere l'articolo completo e di pensarci seriamente. Non dobbiamo dividerci, dobbiamo trovare punti in comune per pretendere un miglioramento della nostra situazione. INSIEME.
Chi ha commenti da fare, me li mandi via EMail

venerdì, gennaio 26, 2007

A quanto pare non siamo solo noi studenti ad avere determinati problemi nei rappporti con la SSIS... Di sicuro è sempre più evidente che abbiamo bisogno di elaborare delle proposte serie da portare come piattaforma di discussione, o non ne usciremo vivi tanto in fretta.

Queste le proposte:
un po' mie la maggior parte le riporto da altri
  • Orari delle lezioni: non modificabili e "possibili"
  • Libri di testo: limitarne quanto più possibile i costi con l'utilizzo di dispense
  • Diritto allo Studio: o ci viene rimborsato o ci dicono dove abbiamo diritto a studiare. Ancora non si capisce neanche a che università dobbiamo fare riferimento...
  • Trasparenza sulle tasse versate: visto che non abbiamo servizi, sarebbe interessante sapere cosa ci fanno con 1.200E che noi suiamo comunque costretti a versare..